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30.9.12

EIDOS



"IDEA", EIDOS, viene da IDEIN, "vedere", si riferisce a un sostantivo con due significati:
- una cosa vista come forma
- un modo di vedere, una prospettiva

Le nostre invenzioni quotidiane cominciano come idee da cui successivamente deriva il potere materiale.
Ciò che non coincide è pensare ad un inventore come a un individuo prigioniero di altrui ignoranze, inerte, stressato, rabbioso, "grasso come il burro credendo d'esser potente come un fucile" citando Goering.
Il fatto che oggi ci immaginiamo come una nazione di vittime generiche denota il vuoto spirituale della nazione stessa.
Certo, non siamo un popolo che la sera tira tardi a parlare del sol dell'avvenire, preferiamo piuttosto obliare il vittimismo stesso con la collaudata ricetta tutta italiana a base di chiappe, calcio, gossip, PadrePio©, melodrammi e tragedie.

Osserviamo ancora l'idea, stavolta in trasparenza.
Ci si trova spesso convinti, da un'umanistica illusione, di esser noi a crearle con la nostra testa unica e irripetibile, con lo sghiribizzo egoico e spocchioso di chi è convinto di metter a guinzaglio la libertà del fulmine, ma: "Noi siamo vissuti dai poteri che vogliamo far credere di capire" (W. A. Hauden)

L'idea è immortale, non si abbatte, contrariamente allo stanco ideatore.
Al massimo, se dovesse soccombere, cambierebbe semplicemente veicolo, strumento, contenitore.
E continuerebbe a vivere indisturbata per decenni in qualche ripostiglio della mente, pronta a spuntar fuori a cambiare visioni, a darci una sveglia all'improvviso.

Ma domani..?
Saremo alfine stanchi degli ambiti mentali ai quali siamo affezionati e pronti alla devastante forza distruttiva delle nuove idee..?
Certamente non applicabili in prima battuta sul territorio italiano, oramai ampiamente contaminato dal vuoto e dall'inerzia.
Ma c'è tutto un mondo intorno.

17.2.11

DEI GOSSIP E DELLE MINCHIATE


Un giro su Sanremo, lo ammetto, me lo faccio tutti gli anni. Fa parte di una cultura popolare martoriata da decenni.
Di solito lo si guardava distrattamente con gli amici musicisti, in una leggera serata di convivio culinario con annesso ascolto e conseguenti riflessioni sulle produzioni musicali dell'anno.
Quest'anno niente convivio, me lo sono visto solo soletto, un'intera serata, in cuffia, per ascoltare le canzoni, gli arrangiamenti.

Sanremo non è il polso dello stato della musica italiana creativa ma sulla qualità delle produzioni delle case discografiche.
Su quello che butteranno sul mercato per gli adolescenti e per pochi nostalgici, casalinghe, gerontofili che piangono di frustrata nostalgia ascoltando Vecchioni e il bolso Al Bano Carrisi.
Sull'ascolto proposto ai poveri giovinetti incoscenti fruitori di derivate suonerie per i cellulari.
Dei gossip e delle minchiate che inframezzano i brani, francamente, m'importa una sega (difatti tra una canzone a l'altra mi sfogliavo Nocturno Cinema).
La qualità della programmaziona RAI non è MAI stata entusiasmante quindi nessuno si potrà meravigliare di presentatori ingessati e di legnose vallette dai denti bianchi e casti vestitini da sera.
Evito il discorso sugli ospiti tipo l'inutile Benigni e gli attori internazionali perchè sarei spietato, impopolare e rabbioso.

Fare un disco oggi serve solo come veicolo promozionale per trovare concerti, non se ne vendono più dai tempi di Napster, il mercato discografico è collassato. La musica si scarica con buona pace dei discografici. D'altronde coi prezzi che hanno sempre messo sui dischi nuovi, se lo sono meritato.
Oggi si guadagna di più di diritti SIAE con la vendita delle suonerie che con i CD nei negozi.

I dischi semmai si vendono ai concerti.