15.10.12

L'UNICO MODO POSSIBILE





Nell'ultimo ventennio abbiamo assistito ad alcuni tentativi di creare una serie supereroistica tutta italiana i cui modesti risultati sono coperti dall'oblio.
Io stesso li ricordo vagamente perchè non mi hanno mai convinto del tutto.
Rimembro a tratti di averli trovati, sfogliandoli all'epoca (negli anni '90), tutti piuttosto superficiali e scimmiottanti gli albori della IMAGE COMICS americana (il che è tutto dire...).
Il problema credo sia l'Italia stessa intesa come territorio narrativo, che poco o nulla ha da offrire per narrazioni e super-giustizieri del genere.
Gli unici personaggi nostrani in tuta aderente che hanno "bucato" il cuore e l'immaginario del pubblico sono stati DIABOLIK, ZAKIMORT, KRIMINAL, SADIK... e i neri in generale.
Ancor prima è bene citare i primi eroi mascherati AMOK, ASSO DI PICCHE, MASKAR... e in un certo senso ci possiamo infilare, anni dopo, anche ZAGOR per la maglietta aderente colorata e il logo in evidenza, per gli stivali al ginocchio, per i mostri e meraviglie sparse.

In definitiva quelli che nella memoria collettiva avevano la calzamaglia sono i ladri e gli assassini, un ruolo "molto italiano" e riconosciuto a livello popolare, oggi addirittura rivalutato e consacrato come l'unico MESTIERE possibile per alzare del grano e unica immagine percepita dell'italian style, nel mondo pensante.
Resta il fatto che, italiche genti che svolazzan per i tetti delle città non rendono l'idea, nossignore.
Anzi, a ben vedere è ridicolo.
Inutile forzatura e tentativo di imbarbarire ulteriormente quel poco che resta della cultura fumettistica popolare, in coma dagli anni' 80.
I supereroi americani li devono fare gli americani, che capiscono il YOU CAN e il "potere e la responsabilità" e non noi, che siamo un paese di scaricabarili, di giratori di frittate professionisti, e di voltagabbana olimpionici.
Per questo, a nostro modestissimo parere, l'unico modo per rappresentare onestamente un supereroe brianzolo, padano o meridionale che sia, è di farlo "all'italiana", con piglio cinico, satirico e grottesco ma venato di neorealismo pasoliniano.
Si, certamente filtrato attraverso la lente del moderno american style per farsi capire da chi è abituato a mangiare pane e supereroi, ma mixato con la disillusione concreta del sangue, della merda e della disperazione che ci distingue come popolo dal resto del mondo, oggi.
Ecco perchè hanno ragion d'essere (e di apparire), gli inguardabili X-NERD.

Ma basta discorsi, l'ora è giunta...
Mettiamoci la calzamaglia e andiamo a fare il cazzo che ci pare...!






P.S.  - Sarà disponibile per LUCCA COMICS dal 1 al 4 NoveNbre, allo stand ANNEXIA (E319 - padiglione GIGLIO), oltre al balenottero di 336 pagine celebrativo dei 60 anni di TIRAMOLLA, il volume cartonato a colori X-NERD - PRIMA CROCIATA di Emiliano Pagani e Laca.
E questo si era capito da teNpo...

... ma alcuni di voi si chiederanno:
"Perchè mai, se possiedo l'albetto spillato di 32 pagine (licenziato lo scorso noveNbre da 001edizioni), dovrei acquistare un volume che ha dentro le stesse pagine che ho già letto..?".

Ebbene, cari voi, ci sono alcune differenze e migliorie non trascurabili che lo portano ad esser un nuovo  numero uno oltre al fatto che il volume propone l'intera miniserie (si, è un P.S. lunghetto):

- i contenuti di Realtà Aumentata sono differenti (SI, siamo ancora i primi in Italia ad averceli e proporli, l'anno scorso eravamo primi dell'Europa fumettistica)

- la maggior parte delle 30 tavole già proposte sono state ritoccate nel colore, luci e ombre dal nostro Andrea Piccardo

- se lo prendete allo stand potrete approfittare del prezzo "speciale fiera" di 10 €...!!!
Uno sforzo immane (siamo un Associazione Culturale senza scopo di lucro) per offrirvi un cartonato a colori di 100 pagine ad un prezzo minore di quello di un brossurato standard da fumetteria, per venire incontro a nuovi lettori ed a voi che avete già l'albetto (fatevi due conti e ci arrivate da soli, care testine). P.P.S. ... in fumetteria costerà 12 €, sappiatelo.

- le pagine sono più alte di ben 1 cm. (questa non ve la aspettavate eh..?)

- ci si fa dedica e disegnino (con cazzi o senza, a discrezione del pubblico)

- oramai le prime 30 tavole (nella versione non aggiornata) si trovano GRATIS da leggere e rileggere sul sito di ANNEXIA (e di Giorgio Rebuffi, nostro mentore e maestro, è bene ricordarlo) www.ottag.it

- è il primo fumetto in Italia ad essere GAY FRIENDLY, anzi, decisamente di più... è il primo fumetto BEAR FRIENDLY di supereroi prodotto in Italia.
Con tanto di eccellente intervento critico del signor Filippo Messina.

- l'albo vede la partecipazione straordinaria di Bob Callero (non sapete chi è...? Andate a studiare, animali!!!) che già da solo vale il prezzo di copertina...!

Vi aspettiamo numerosi.

30.9.12

EIDOS



"IDEA", EIDOS, viene da IDEIN, "vedere", si riferisce a un sostantivo con due significati:
- una cosa vista come forma
- un modo di vedere, una prospettiva

Le nostre invenzioni quotidiane cominciano come idee da cui successivamente deriva il potere materiale.
Ciò che non coincide è pensare ad un inventore come a un individuo prigioniero di altrui ignoranze, inerte, stressato, rabbioso, "grasso come il burro credendo d'esser potente come un fucile" citando Goering.
Il fatto che oggi ci immaginiamo come una nazione di vittime generiche denota il vuoto spirituale della nazione stessa.
Certo, non siamo un popolo che la sera tira tardi a parlare del sol dell'avvenire, preferiamo piuttosto obliare il vittimismo stesso con la collaudata ricetta tutta italiana a base di chiappe, calcio, gossip, PadrePio©, melodrammi e tragedie.

Osserviamo ancora l'idea, stavolta in trasparenza.
Ci si trova spesso convinti, da un'umanistica illusione, di esser noi a crearle con la nostra testa unica e irripetibile, con lo sghiribizzo egoico e spocchioso di chi è convinto di metter a guinzaglio la libertà del fulmine, ma: "Noi siamo vissuti dai poteri che vogliamo far credere di capire" (W. A. Hauden)

L'idea è immortale, non si abbatte, contrariamente allo stanco ideatore.
Al massimo, se dovesse soccombere, cambierebbe semplicemente veicolo, strumento, contenitore.
E continuerebbe a vivere indisturbata per decenni in qualche ripostiglio della mente, pronta a spuntar fuori a cambiare visioni, a darci una sveglia all'improvviso.

Ma domani..?
Saremo alfine stanchi degli ambiti mentali ai quali siamo affezionati e pronti alla devastante forza distruttiva delle nuove idee..?
Certamente non applicabili in prima battuta sul territorio italiano, oramai ampiamente contaminato dal vuoto e dall'inerzia.
Ma c'è tutto un mondo intorno.

4.9.12

EPICO SUPEREROICO


Chi è Talia..?
Chi è Harvey Dent..?
Quanti ricordano il ruolo di Ras Al Ghul..?
Quale è stata l'evoluzione di Gordon..?
Ricompare lo spaventapasseri..?
E la bellezza del vecchio rispettoso e commosso Alfred, sempre più preoccupato ed apprensivo..?

Insomma, se non si conosce un poco la mitologia del pipistrello fumettistico e non si ricordano bene i due film precedenti, non si può godere appieno la nuova pellicola.
Proprio per niente, nossignore.

Il film di Batman, il terzo della trilogia di Nolan, è quanto di meglio e adulto sia mai stato fatto sull'argomento cinecomics sino ad oggi.
Una parola definitiva e difficilmente superabile, se non da Nolan stesso.
Solo lui potrebbe evolvere ulteriormente il ruolo supereroico in modo serio e distaccato, ma dubito che lo faccia.
Pare che la trilogia sia compiuta e terminata l'avventura con il pipistrello.
In effetti con un finale del genere.

Ma alcuni si sono annoiati, lamentati, rimasti titubanti, pensierosi.
Che era troppo lungo, o con parti inutili, o troppo light il cattivone Bane che non è abbastanza descritto, approfondito e nemico come lo fu il Joker.
E meno male, mi permetto di dire.
Qui il nemico super non c'è, il male è qualcosa di più largo concetto, sono i soldi, la politica (a tutti i livelli), il potere.
E poi il film con il clown psicopatico nemesi del pipistrello ed arcinemico pericolosissimo è stato già fatto.
Che senso ha farne un'altro simile o riecheggiante..?
Bravo Nolan. Epico.

E poi, in fondo è un film sui supereroi dei fumetti.
un eccellente film di genere che si proietta verso qualcosa di archetipico.
Che tende spavaldo ad una mitologia della morte, del dolore e dell'espiazione.
Tutte tematiche che amo e, mi rendo conto, possono non incontrare il favore e le emozioni di molti.

D'altronde non è semplice rendere credibile un eroe dei fumetti.
E i gusti sono gusti.
Guardiamo gli altri film fatti sino ad ora, quali orrori inutili e dimenticabili.
Il ridicolissimo Capitan America, il finocchissimo bamboccione Thor, gli ultimi pallosissimi Superman, gli inutili piattissimi Vendicatori, il senza storia Ghost Rider etc etc etc.
Che invece hanno fatto la gioia di milioni di appassionati..!
Personalmente, gli unici film di genere calzamaglia e/o supereroi che mi hanno sino ad ora garbato e che considero divertenti e degni di una visione sono stati solo i due Hellboy (perchè non si prende sul serio), i primi due X-Men e i primi due Spider-man di Raimi.
Insomma, non a caso sono trattamenti diretti da registi di un certo livello immaginifico e descrittivo.

Ecco, divertente l'ultimo Spiderman con Lizard. Non mi ha annoiato.
Nonostante la pioggia di critiche negative dagli addetti ai lavori, io spezzo una lancia a favore.
Perlomeno si sono sforzati di confezionare un film abbastanza Nocturniano (chi mi capisce..?).
Un film che può interessare anche un fanciullo e un adolescente un poco cupo.
Anche se Raimi è altra storia, un raffinato giocattolaio, ci mancherebbe.

Bene, basta così.
Se lo andate a vedere, documentatevi un minimo, almeno sulle pellicole precedenti giusto per collegare personaggi ed atmosfere, altrimenti accontentatevi delle Scamarcionate italiane in uscita a SetteNbre ed il meraviglioso mondo del digitAnale terrestre (...anche se, vi dirò, il trailer di "E' stato il figlio" per la regia di Daniele Ciprì mi ha ispirato particolarmente. D'altronde Cinico TV ha avuto un senso).

26.7.12

VUOTI A RENDERE



Quel che hanno fatto della cultura non ha bisogno di ulteriori presentazioni.
Eh si, lo so, è vero, mi rendo conto, ripeto sempre le stesse cose come un disco (dis)incantato.
Ma il conclamato gravissimo disastro è quanto mai pericoloso.
Orrendamente acuito dall'inesistente cibo mentis dedicato al fanciullo.

I bambini non hanno niente da leggere = il futuro è morto

No, neanche l'uomo ragno possono leggere, come ai nostri tempi della Corno, tanto meno gli altri supereroi.
Troppa continuity, se prendi un albo a caso in edicola, oggi, non ci capisci nulla.
Saghe (e seghe) troppo lunghe, spalmate su 6/8 numeri, continuity a parte.
A livello educativo, evocativo e immaginifico vale zero.
Anche se pieno di eccellenti professionisti, la meraviglia semplice ed estetica di KirbyRomitaColanBuscema non esiste più. Ma quello è anche giusto così. Forse.

Cosa rimane..?
Il Giornalino non fa testo.
Fumetti di preti simpaticoni ma oscurantisti e medioevali spot sull'amicone Jesus, li brucio in toto.
Un bel falò come buonanima Giordano subì e bestemmioni vari.
E l'auspicio che il Vaticano possa cadere quanto prima.

Bonelli e bonellidi non riesco a consigliarli a nessuno.
Disney non la prendo neanche in considerazione.
Diabolik invece lo propongo anche ai bimbi.
E anche NIRVANA.

Ciò che resta sugli scaffali appesantiti da DVD, borsefrigo e CrocifissiDaCollezione, sono glaciali paginette allegate a gadget.
Paginette con mediocri fumettini di 5/8 pagine, una precoce eiaculazione narrativa.

Perchè l'importante è far leggere poco i nostri ragazzi, cosicchè possano immediatamente tornare all'amata lobotomia del videogame (che coglie anche gli adulti, beninteso).
E chi non ama i videogiochi non s'allarmi, può rimbambirsi con infinite repliche di cartoon 24oresu24 sui tanti nuovi canali digitali.
Si, certo, meglio imparare a memoria i dialoghi di Gumball (il migliore tra i cartoni dei palinsesti), SpongeBob e Mucca&Pollo che l'attodidolore, of course.

Ma meglio e più sensato sarebbe stato che, visti i 60 anni di Tiramolla, qualcuno si fosse degnato di chiamare per proporre la stampa di un bel librozzo celebrativo sul personaggio.
Sulla nascita di un personaggio emblema del fumetto comico italiano e che conoscono anche i sassi.
Perchè magari, entità enormi come Rizzoly o Mondadory, avrbbero diffuso il cartaceo meglio di quanto possa io con ANNEXIA.

Ma invece niente, ci pensiamo, al solito, io e Giorgio, e i coraggiosi onesti appassionati collaboratori che da sempre ci spalleggiano nella ventura.

Attenzione, io sono ben fiero ed onorato di curare e mandare in stampa un volume di tal livello, per carità.
Capirete però che la cosa suoni piuttosto surreale.

Il volumotto, comunque, sarà generoso, come d'abitudine.

Nel frattempo, in Francia, le cose andavano e ancora vanno, diversamente...

9.6.12

MUSICARELLO ITALIANO


Sei un musicista.
Sei uno figo.
Allora sei uno che piace alla gente, uno divertente.
Allora dai, vieni nel mio locale a suonare.
Quanta gente mi porti...?

Prima si poteva parlare quasi di un lavoro.
Aveva senso suonare e sbattersi per farlo, si osava pensarlo in un divenire costruttivo, perlomeno nella stagione estiva, ricca di feste di piazza e festival di vario spessore.

Alla luce scura dei nuovi andazzi del BelPaese, essere musicista oggi ti piazza direttamente alla stregua di un cane senza fissa dimora.
Attenzione, non di un cameriere di catering o barista del locale ove ti esibisci, che comunque ha accesso al bar, al cibo che gli garba, e mal che vada saranno di sicuro pagati all'ora per il servizio della serata. No.

Si è divenuti, nel tempo, come docili animali da compagnia, anche vagamente rompicoglioni e invadenti, che se ti allungano un poco di pasta su un piatto di carta è tutto grasso che cola.
Una bottiglia di vino cancarone..? Un lussuoso privilegio.
Si deve essere, però, sia ben chiaro a tutti, a disposizione per un intero pomeriggio/sera ad un prezzo stracciato, ridicolo, insultante.
Dopo ore e ore di prove, dopo il tradizionale carico/scarico strumentazione dal furgone (con sole o pioggia non importa) e tutto il resto.

Per quanto riguarda il prezzo, che sia un amichevole elemosina o meno è frutto della cattiva abitudine di considerare il musicista un simpatico e strano personaggio che si diverte a priori, e diverte anche il pubblico intrattenendolo...
Si potrà quindi, per la tranquillità della massificata percezione popolare, fare a meno di ragionevoli cachet, perchè la soddisfazione personale, di questi tempi straniti, è già un bel pagamento. Soprattutto in virtù della grande tradizione cattolica italiana basata sull'inadeguatezza, sulla vergogna e sul sacrificio.
Oppure, se il gestore del locale è un amico con cui si ha piacevolezza d'intenti, allora posso essere io (e solo io, nel senso di gruppo che suona) ad accondiscendere, contrattare, accettare un compenso sotto il livello normale. Per amicizia, stima.

Ma quest'ultima opzione suona romantica, rara... e in giro ci sono personaggi ben peggiori.
Persone che hanno imparato dai figli di puttana professionisti ad approfittare banalmente dalla mitologica, insormontabile CRISI d'inizio secolo, dimezzandoti il cachet e pretendendo corteggiamenti e salamelecchi con mezzo metro di lingua fuori, perchè comunque ti fanno suonare. Ti danno un senso. Altrimenti tanti saluti e te ne stai a casa.
Chiameranno piuttosto il ricco, annoiato personaggio, che è magari anche loro cliente abituale, che verrà a suonare anche gratis, uccidendo così ulteriormente, un mercato già cimiteriale.
Tanto ci sarà sempre, un Bertoncelli o un prete, a sparare cazzate.

Non mi dilungerò sulle nuove razze in voga dagli anni '90, di nuovi spietati gestori, che tengono su vassoi d'argento mitologici DJ perchè gli riempiono il locale e le casse di consumazioni.
Una logica esclusivamente basata sul profitto, che premia solo il quantitativo di pizze, birre e panini scontrinati in cassa, al posto di una costruttiva proposta culturale.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE, SECONDO LEGGI VIGENTI, L'ESIBIZIONE DAL VIVO IN UN LOCALE PROVOCA UN ABBATTIMENTO DELL'IVA ALL'ILLUMINATO GESTORE DEL LOCALE.

Vi siete mai domandati come mai in molti locali, è possibile trovare personaggi con una tastierina, nascosti da un lato, in ombra, che fanno finta di suonare ma mettono in realtà dischetti registrati..???
Ricordiamoci sempre che in questa caricatura di paese, ogni leggina che i parlamentari ci donano, viene subitamente aggirata.

Da qui lascio l'intelligenza di ognuno, meditare opportuni pensieri.

Anche per questo l'Italia è un posto culturalmente impreparato al futuro e peggiore di prima.
La scusa della crisi è allettante per tutto il sistema parassitario che fa del profitto (costruito ad arte sul culo dei miserabili, musicisti in questo caso) l'unica ragion d'esistere.

Anche per questo motivo, potrà sembrar banale, sono meno felice del mio paese d'origine.
C'è da dire che in altre nazioni NON è così.
Basta saperlo.

3.6.12

KAROSHI



Cari tutti, reputo sensato proporvi uno scritto del mio amico Luciano Ventriglia.
Animale con cui mi onoro di condividere il palco in vari concerti, in teatri e piazze, nell'ultimo decennio.
Si, è un poco lungo ma non fa nulla.
Chi lo riterrà necessario arriverà fino in fondo.
Gli altri possono comodamente tornare a pensare a come andrà l'estate in Costa Smeralda ed ai duroni di Flavio Briatore.
Buona lettura.


LA STAGIONE DEL SUICIDIO E IL LAVORO ETERNO

Una volta si lavorava come muli da soma. La terra è bassa, le schiene si piegavano e si spezzavano.
Poi è arrivata la rivoluzione industriale e la produzione massiva di beni di consumo. Le civiltà si sono supposte civili ed hanno permesso al lavoro di trovare una sua regolamentazione, ma ci si spaccava comunque in quattro; era cambiato solo il contesto. Le lotte sindacali e le conquiste democratiche, assieme all’avanzare delle tecnologie, avevano poi toccato l’apice delle vittorie sul piano dei Diritti civili negli anni del boom economico e successivi. Fu così che qualcuno riuscì ad andare in pensione ancora giovane.
Io appartengo alla generazione che ha visto i propri padri lavorare fino all’età di 55, 60 anni. I più furbi e fortunati a quel tempo riuscivano a farlo anche senza superare i 50 anni. Ai miei occhi di studenti questi erano i vecchi, i vecchi del mestiere. Una volta non troppo remota, quindi, i vecchi del mestiere sui luoghi di lavoro guardavano avanzare i giovani neo assunti, i quali (ne erano consapevoli), li avrebbero presto rimpiazzati; il ricambio generazionale era una certezza. I vecchi alzavano le spalle e sospiravano, consapevoli di aver fatto il loro tempo, e sbottavano un pò rammaricati e un pò compiaciuti di aver guadagnato e raggiunto il sospirato riposo della pensione. Usciva dalle loro bocche un rassegnato e sardonico "dentro i freschi!". Si sentivano sostituiti, non messi da parte e rottamati! Era un moto di rassegnazione sereno, che stava nell’accettazione dell’ordine delle cose, un’altra stagione della vita. La logica normale del turn over. Quindi si arrivava alla pensione, per tutti era giusto così; inoltre a quell'età è legittimo dichiararsi stanchi e reclamare il fatidico "sotto i freschi".
Beh, si va in pensione sì, ma si è ancora buoni a godersi il proprio tempo ed i prima preclusi piaceri della vita. Anche la vecchiaia poteva essere interessante, molte cose c’erano ancora da fare: il nonno – ad esempio e innanzitutto! Poi qualche sport estremo, chessò, le bocce, nei cortili dei bar del quartiere, alla fine per gradire una bella briscola condita di parolacce, calcio fresco e un gotto di rosso cancarone con gli amici vegliardi prima di andare a cena e poi a letto, dopo Maigret e Rischiatutto. I più” adventures” trovavano nella quiete della campagna e nella cura dell’orto un piacevole distensivo. Queste visioni, con le quali io sono cresciuto, non esistono improvvisamente più! Spazzate via in un attimo. Così i giovani di oggi non ricalcheranno la strada dei loro padri e il futuro sarà un futuro diverso. E anche i loro padri non avrebbero creduto possibile che il futuro vivere, per i propri figli, sarebbe stato più difficile e duro di quanto spettò a loro. C’era a quel tempo una stagione sofferta, di comitati di fabbrica, di attentati terroristici, di cortei e rappresaglie, di stratificazione sociale in classi, ma c’era anche partecipazione e un certo fervore ottimistico di credere nel domani. Solo 30 anni fa il tempo nel suo scorrere sembrava più umano, quasi preistorico se visto con gli occhi di oggi. C’era sempre anche il mugugno selvaggio accompagnato dal famoso sbotto da treno “piove: governo ladro”. Mentre tutto ciò accadeva i padri raggiungevano mete impossibili oggi per la loro progenie. Gli obiettivi delle vite di allora parevano e si concretizzavano possibili e normali: prender casa, comperare l’automobile FIAT, dar da mangiare alla propria famiglia (nuclei di 5 o più persone), portare tutti in vacanza una volta all’anno, tutto questo col solo reddito del capofamiglia e finendo il proprio ciclo sociale senza lasciare debiti o mutui trentennali da estinguere. Nessuno poteva prevedere una così forte e accelerata discontinuità del presente di oggi col presente di allora. Siamo giunti – in un relativamente brevissimo arco temporale – dall’Italia “mafia-spaghetti-mandolino” all’Italia che perde il lavoro e si suicida, oppure lo mantiene ad ogni costo, fino a tornare a spaccarsi la schiena e lo stomaco a furia d'ingoiare bocconi amari e rospi grossi come polli. E’ troppo schiacciante la paura di perdere tutto, di finire sul lastrico, di fare la fine di quello sui titoli di cronaca nera. Si accetta d'arretrare e perdere conquiste e Diritti piuttosto che affrontare la perdita totale di reddito e di dignità. La strage della follia, il gesto estremo, il suicidio e il tentato suicidio. Nessuno poteva prevedere allora, all'epoca di Mazzola, di Baggio e Paolo Rossi, un’evoluzione così fortemente involutiva! Oggi, smanettando sul web, ho scoperto che esiste un termine che non è “mobbing” per definire lo sfruttamento sul lavoro di uomini e donne (finalmente hanno ottenuto anch’esse la dignità di un reddito autonomo), i quali lavorano a tutto spiano sottopagati per poter vivere dignitosamente in nuclei familiari sempre più piccoli, perché sempre più grande è la paura di metter al mondo i propri figli. Il termine è nipponico: Karōshi, dal giapponese morte per eccesso di lavoro! Bisogna ancora coniare un termine per definire morte da suicidio per la perdita di un posto di lavoro, della vergogna davanti alla propria famiglia di non saper mantenere e proteggere la propria casa e la dignità, di fronte a debiti che schiacciano e non si sa da che parte arrivino! Quindi in una delle civiltà più avanzate e ricche dell’economia planetaria, il Giappone appunto, accade che si muoia a furia di lavorare 11 ore al giorno, con 6 ore di ferie all’anno. Altrettanto seriamente i nipponici monitorano questi fenomeni sociali, restituendo la stima del paese che detiene il record di suicidi tra la popolazione. Il fatto preoccupante è che tutto ciò che accade nei paesi faro dell’economia capitalistica poi viene importato e adottato dai paesi gregari quali appartiene da sempre l’Italia. Già abbiamo incominciato le manovre di allineamento, infatti (ma questo già a livello europeo), ci si impone di andare in pensione sempre più tardi. Arriveremo a morire mentre lavoriamo, risparmiando all’ente di previdenza di dichiarare apertamente il fallimento. L’Ente però continuerà a vivere, per apparire sintonico alle norme di un paese cosiddetto civile. Dopo alcuni anni di questo trend i bilanci passeranno da rosso a verde, come i semafori! E poi, non solo andiamo in pensione sempre più tardi e sempre meno, ma anche sempre più malati, perché costretti a vivere in questo delirante modernismo, che impone ritmi inumani ad una sempre più effimera quotidianità, e getta nell’accelerazione impazzita i destini di milioni di persone. Per questo motivo i nuovi vecchi non godranno mai dei “privilegi” (oggi si possono chiamare così) dei vecchi vecchi. Si rimane al lavoro fino ad età impensabili, ci si ammala nel corpo e nella mente (cuore, stress, depressione), perché il tempo prevarica sul tempo. Tutto è concitato, accelerato, irraggiungibile. Il tempo non scorre più armonico. Dalla sua comparsa, da quando è stata inventata, è la macchina che detta il ritmo all'uomo, e non viceversa. Le società sono sempre più competitive e litigiose, i fanatismi sono sempre più settari e pericolosi, tutto è misurato sul parametro di redditività nell’unità di tempo e di costo. Ci raggirano con termini altisonanti: il benchmarching, la perfòrmance, lo spread... che se un giorno non significano nulla il giorno dopo sono già nel dizionario parlato del giornalaio, del fiorista, del barista, del benzinaio, già tutti esperti in una sola notte di gestione aziendale e di Economia. Dopo anni d’imbelle spreco oggi si risparmia su tutto, scaricando le colpe su chi ci ha preceduti. A me personalmente è preceduto mio padre che ha avuto il merito di crescere tre figli orgogliosamente con le proprie forze. Oggi non ho ereditato da lui né un forziere di dobloni, né una villa in costa azzurra. Lavoro, come fece lui prima di me, e l’ho guardato tante volte, mio padre, e v'assicuro di averlo visto ben attento a mai sprecare nulla, anzi, era il Mc Gyver della riparazione low cost; con un foglio di giornale e il fil di ferro ricavato dal tappo dello spumante riparava la mantovana delle tende in salotto, con mio stupore e somma roconoscenza di mia madre che riconosceva in quel lavoro lo spirito del vero uomo. Poi ricordo che mia madre non entrava a prendere da bere al bar perché costava troppo e non ce lo si poteva permettere. Mania che le è rimasta anche adesso. Ne ha fatto uno stile di vita, altro che spreco! Quindi chi ha sprecato cosa? Chi ha tratto ricchezza e agio dagli sprechi di chi? Chi ha ingannato e tradito la fantasia e l'estro dei riparatori come mio padre, su cui l'amatissimo Lucio Battisti compose anche una canzone... QUEL GRAN GENIOOO DEL MIO AMICOOO...
Eppure oggi scendono in campo gli esperti, e zac zac… dal dottor sottile allo spietato banchiere contabile assistiamo ad un arretramento pauroso e a docce gelate che cascano a pioggia sulle teste in basso: oggi a me, domani a te, infine a tutti quanti. Così non ci sono più posti negli ospedali e al pronto soccorso scarseggiano garze e bende; molti non se ne sono ancora accorti ma io ci sono passato e sconsiglio di cuore a tutti di farsi male con troppa facilità (chi non crede o a chi suona parossistico chieda a qualche amico o amica che lavora nella sanità). Aumentano i controlli e le repressioni a botte di automazioni e telecamere (la tecnologia e le macchine vengono usate per produrre anch’esse denaro ed infelicità; anziché usare la teconogia, farla lavorare per l’uomo e al posto dell’uomo, l’uomo la usa contro sé stesso). Si moltiplicano le regole, le sanzioni penali e quelle amministrative, senza ottenere in cambio più legalità (il codice della strada è stato oggetto di mille e più rivisitazioni, così come altre leggi e leggine, mentre sono ancora in vigore alcuni decreti Regi). Le tasse nazionali e locali sono impennate e molti calcolano i centimetri che rimangono al cappio per respirare. Ogni 20 del mese si entra in camera iperbarica ad aspettare che il mese finisca. In nome della contabilità di cassa il sistema sociale produce mostri, come le Agenzie di riscossione coatta, capaci di togliere la casa ad un pensionato per insolvenza, e metterlo in strada senza tanti scrupoli e complimenti. I Governi tagliano indiscriminatamente sulla spesa, migliaia di persone perdono il lavoro, Comuni e Enti Locali sono allo sbando e le privatizzazioni erodono le politiche di welfare, l'unico riparo nel mondo cinico a sostegno alle fasce deboli. Presto verremo aggrediti per rapina ai semafori da clochard nuovissimi, che solo ieri erano i nostri vicini di pianerottolo, i vicini caduti in disgrazia. Presto ci sarà una lotta per la sopravvivenza e i suicidi aumenteranno. L’insostenibilità di adeguarsi ad un repentino cambiamento verso il basso della propria qualità di vita è un passaggio sociale al quale gran parte della popolazione non è per nulla preparata. L’italiano medio ha ancora negli occhi l’edonismo plastico dell’era craxiana, al quale si è succeduto lo stato di ipnosi collettiva della videocrazia berlusconiana, col suo irrisolto ottimismo arricchito di conflitti d'interessi e orgette. Abbiamo ancora negli occhi le battute del Gabibbo e di tutta la TV d’intrattenimento; crediamo ancora alla Pubblicità e a quello che dice la TV, il nostro più potente oracolo dagli anni '50. Acquistiamo ancora beni di lusso, come se fosse ieri, e per riuscirci ci impicchiamo all’albero sempre verde delle banche; crediamo ancora all’illusione di un mondo possibilista che premia i meriti e le virtù e ci inerpichiamo in impossibili tentativi di apparire felici, mentre mettiamo a perdere l’amico dell’amico per ottenere di favorirci nel fare le scarpe a questo e a quello, nostro pari, che nel frattempo fa altrettanto. L’apparenza vince ancora di gran lunga sulla sostanza e i mali estremi degli ultimi anni, come la crisi economica, i licenziamenti e la perdita di tante attività, la fuga dei cervelli, i tagli alla cultura e alla scuola pubblica, l’arretramento di molti diritti sociali acquisiti dalle lotte di classe negli anni 70, l’erosione delle libertà collettive e individuali planetarie post 11/9; i terremoti nazionali e internazionali, le alluvioni, le stragi, gli incidenti, hanno scalfito solo leggermente la patina spessa dell’inconsapevolezza. La gente si abbevera ancora all’informazione dei mass media, ignorando il numero di saracinesche che non si rialzano al mattino e sminuendo la portata dei pochi e strozzati scandali che vengono a galla sulla malagestione della cosa pubblica, sul controllo stereotipato dell’informazione, sull'accaparramento e le balle pazzesche dei politici. Ci si illude – è preferibile – che gli scandali siano eventi isolati. Si crede ancora, con una ingenuità da anni 60, alle lusinghe degli imbonitori, specialisti nella vendita della mezza quota piena del bicchiere. Poveri i nostri vecchi, che credevano di spaccarsi le ossa per il futuro migliore, poveri noi quando allora studenti non sapevamo che non sarebbe stato così, poveri i papà di oggi, che hanno accumulato più amarezze e più sconfitte e fallimenti della classe che li ha preceduti, e non raggiungeranno mai i traguardi raggiunti dai loro padri. Poveri i nostri figli, che non hanno un orizzonte certo del quale illudersi, come avemmo a nostro tempo noi guardando i vecchi al bar, e poveri gli ignari, gli illusi, che sono e vogliono restare tali; poveri anche i ricchi che per rimanere ad esserlo dovranno calpestare molte teste, e se avranno una coscienza dovranno con essa litigare; poveri gli esodati e quelli che pregustavano di ritirarsi e che invece devono rimanere altri due anni, poveri i CoCoCo i CoCoPRO, e quelli che inventano queste cose; poveri quelli dei call center, poveri tutti i precari ai quali è precluso il mutuo ed ogni progetto di vita; povero me, che non penso in questo momento che ad un angolo ristretto di mondo, dal mio piccolo punto di vista. Un'unica consolazione: la speranza che noi si sappia spiegare tutto questo molto bene ai nostri figli, così che quando saranno loro domani la classe dirigente, vedano il futuro con un’idea di progresso diverso. Che abbiano la forza e le capacità di intuire e creare una nuova formula che non finisca come la nostra nel calderone dei soliti scoloriti corsi e ricorsi della Storia! Ma nulla ci può garantire che la nostra buona fede a spiegare loro certe cose non verrà poi vista da loro nel futuro attraverso la stessa lente con la quale la memoria mi riporta al Bar Lux di S. Fruttoso, in mezzo alla caciara delle briscole dei vecchi reduci dalla sfida di bocce.

Fine del sermone, siete stati stoici, possiamo tornare a stenderci sul divano di fronte a striscia la notizia.

Amen.

LUCIANO VENTRIGLIA

2.6.12

VISIT ITALY


Quindi, dicevamo...

Il paese è in ginocchio ma noi abbiamo i pantaloni lunghi e non ci roviniamo le rotule.

I morti per il terremoto dell'Emilia stanno bene anche loro perchè, trapassando verso la vita eterna, stanno meglio di prima, chiedetelo a loro se non ci credete: chi tace acconsente.

Nella italica valle di lacrime stanno crescendo nuovi alberi di frutta secca.

La moda vive la nuova orripilante ondata degli anni '80 e non c'è una sega da ridere.

Le troie sono sotto casa, come prima, come domani.
I figli di troia sono sotto casa, come ieri, come domani.

Woody Allen ha rotto la minchia.

State molto attenti agli integralisti cattolici, travestiti da blandi conoscenti, che vi parlano dei 10 segreti delle madonne che compaiono ai veggenti dei luoghi preferiti dal Sig. Paolo Brosio.

La mistica che i cattolici proiettano nei loro luoghi spirituali è identica a quella che una famiglia di babbuini sente nell'albero dove vivono.
Solo che i babbuini non vanno in giro a rompere la minchia ai cattolici.

Vale la pena di vedere "The Artist", pellicola raffinata e non banale, ovviamente francese, in ItaGLIa torna al cinema JerryCalà con l'ennesimo flop.

Più quel che dici è stupido, banale, ridondante, più affascinerà l'uomo della strada, bisognoso di specchiarsi nei tuoi occhi televisivi, ridenti e digitali.

Il successo planetario di una pellicola anticinematografica come The Avengers la dice lunga sulle profezie Maya.

Sono contento di poter godere di un nuovo film di Haneke.

X-NERD - PRIMA CROCIATA sarà pubblicato in versione integrale completa dall'Associazione Culturale ANNEXIA, con un volume di 100 pagine previsto per Ottobre 2012.